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Gli italiani e la birra

Il pasto più corretto? Una tavola imbandita, dall'aperitivo al dolce, di cibi a lungo ritenuti "politicamente scorretti": dal caffè alla carne di maiale, dall'olio d'oliva al vino, passando per cioccolata, uova e frutta secca


Caffè, cioccolato, uova, birra e carne di maiale, per non parlare di pasta, frutta secca e vino: ci deve essere un po' di tutto sulle tavole degli italiani. Lo dice il buon senso e lo professano da tempo gli esperti nutrizionisti; che sono stati i primi a rendersi conto dell'inutile demonizzazione di alcuni alimenti…

Nel corso degli ultimi anni, infatti, ciclicamente sono stati tanti i cibi "banditi" dalle tavole imbandite con l'accusa di nuocere alla circolazione sanguigna, di causare bruschi innalzamenti di pressione, di favorire sfoghi cutanei e consistenti aumenti di peso… luoghi comuni, accuse spesso infondate che hanno fatto la gioia dei profeti dei regimi privativi e degli integralisti della lattuga scondita. "Quelli che"… della monotonia dell'alimentazione hanno fatto il loro credo.

Ma, come ormai tutta la classe medica asserisce, a tavola la varietà dei cibi è importante quanto la qualità. Ed un'alimentazione variegata, che oltretutto si iscrive nella tradizione gastronomica italiana, risulta più benefica e completa - per la vista, per il palato, per l'umore e per la salute - di qualsiasi dieta miracolosa.

Questa nuova filosofia, che è stata ribattezzata la "nuova scienza del mangiar sano", ha quindi rivalutato cibi e bevande un po' negletti. Un menù quasi completo che può cominciare con una bella sorsata di birra.

Proprio la birra e il vino, infatti, sono stati a lungo osteggiati con un'unica "infamante" accusa: quella di essere degli alcolici, e come tali dannosi. In realtà si tratta di soluzioni acquose di alcol (ovvero di bevande a bassa gradazione alcolica, e questo è soprattutto il caso della birra) che, in modica quantità, non solo non sono dannose per l'organismo, ma risultano addirittura benefiche. Soprattutto per l'apparato cardiocircolatorio, come dimostra tutta la letteratura scientifica sulla mortalità legata ad infarto ed ictus. "Queste proprietà benefiche - ricorda il professor Giovanni Caldarone, direttore del Dipartimento di Medicina dell'Istituto di Scienza dello Sport del CONI - sono da attribuire principalmente ai polifenoli ad elevato potere antiossidante che agiscono contro le sostanze tossiche come i radicali liberi, riconosciuti tra le possibili cause di arteriosclerosi e malattie cardiovascolari". Ed è di questi giorni la pubblicazione su Lancet, la prestigiosa rivista scientifica inglese. Dei risultati di una ricerca olandese che stabilisce che il consumo di birra influisce - in misura anche superiore al vino rosso - sulla produzione della vitamina B6 e riduce la presenza dell'omocisteina, sostanza chimica indicata fra le concause dei problemi cardiaci. Va da sé che il consumo eccessivo non è auspicabile né tantomeno consigliato, ma una birra a pasto (circa mezzo litro) o un bicchiere di vino non lo si può negare a nessuno.

Stesso iter: imputazione, processo e assoluzione con formula piena per mancanza di prove anche nella storia delle uova, per decenni considerate causa principale dell'aumento del colesterolo nel sangue. "Da quando si è scoperto che il 75% del colesterolo ematico è di origine genetica, persino gli americani le hanno rivalutate - ricorda il professor Oliviero Sculati, dietologo-nutrizionista dell'unità ospedaliera dell'ASL di Brescia - al punto da avallare, come risulta da un articolo pubblicato sul Journal of American Medical Association dello scorso anno, un regime alimentare che prevede il consumo di 7 uova a settimana. Anche in considerazione del fatto che le uova prodotte al giorno d'oggi contengono un quarto del colesterolo del passato".

Anche sulla carne suina, come sulle uova, infatti, è stata fatta una lunga, estenuante selezione direttamente negli allevamenti. Il bestiame, oltre ad essere stato selezionato, è stato anche alimentato in modo tale da fornire carni sempre più magre, ideali per qualsiasi tipo di alimentazione.

Nuova vita e nuovi onori vengono tributati anche ai condimenti, sia si origine animale sia di origine vegetale. Erano numerosissimi, fino a qualche tempo fa, quanti in nome della leggerezza avevano abiurato l'uso culinario del burro, preferendogli la margarina, nella convinzione che i suoi componenti grassi agivano direttamente - danneggiandola - sulla circolazione… L'incubo ricorrente, appena si addentava una fetta di pane imburrato, era l'ispessimento immediato dei vasi arteriosi. Anche l'olio d'oliva ha dovuto superare un buon numero di critiche e preconcetti: per un lungo periodo infatti gli è stato preferito l'olio di semi che, essendo più chiaro e meno saporito (perché meno ricco da un punto di vista organolettico) era ritenuto, erroneamente, più leggero. Laddove il contenuto di acidi grassi era esattamente lo stesso. Adesso non c'è regime alimentare che non imponga l'utilizzo di almeno un cucchiaio d'olio a crudo, ad ogni pasto.

In questo elenco c'è, ovviamente, anche il caffè a lungo e a torto ritenuto un ipercolesterolizzante e che invece, tutto sommato, e in modica quantità, acuisce le capacità di apprendimento e innalza la soglia d'attenzione. "La comunità scientifica - spiega Andrea Ghiselli dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - ha stabilito che la dose giornaliera di caffeina, è di 500 milligrammi, ovvero tra le 3/5 tazzine al dì (ogni espresso ne contiene fra gli 80/120 mg). Quantità che è valida per un uomo sano, di corporatura media… e che varia a seconda dello stato di salute delle persone e anche dalla quantità del caffè. Un caffè ristretto è sicuramente più concentrato di un cappuccino o di un caffè lungo…".

Anche la frutta secca (noci, noccioline, mandorle…) è stata rivalutata solo recentemente. Alla base della sua messa all'indice innanzitutto la considerazione che non appartiene alla nostra tradizione gastronomica, e poi anche la grande ricchezza calorica. Anche in questo caso è un problema di dosi e, soprattutto, di educazione alimentare.

Questo menù, fatto solo di ingredienti "recuperati", non si può concludere che con un pezzo di cioccolata, che per la gioia dei golosi sta vivendo, dopo anni bui, un periodo di grande esaltazione. "Oltre ad avere scoperto che anche nella cioccolata ci sono sostanze antiossidanti che fanno bene al cuore, non bisogna dimenticare che i grassi e gli zuccheri presenti in una pralina stimolano la produzione di serotonina, che è la stessa sostanza che il nostro organismo sviluppa quando siamo euforici o innamorati. Inoltre - Giuseppe Rotilio, Commissario Straordinario dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - bisogna anche ricordarsi che mangiare è un momento sociale e socializzante, di "restauro" psicofisico e che, pertanto, è molto importante, al fianco dell'aspetto nutrizionale, anche l'aspetto rituale ed edonistico di ogni pasto".

Insomma, a ben guardare, l'eccesso è l'unico ingrediente che dovrebbe essere bandito dalle nostre tavole.

ASSOBIRRA - Associazione degli Industriali della Birra e del Malto.
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